Un percorso di quattro romanzi pubblicati nel 2026 specchio, ognuno a suo modo, degli Stati Uniti contemporanei e del più recente passato prossimo di una nazione in evidente crisi democratica e sociale. Quattro titoli che raccontano la famiglia, l’emigrazione e l’identità personale degli americani di seconda generazione, e la titanica lotta contro l’estremismo più ottuso.
Se campo più di voi, Jonathan Escoffery, Fazi editore 2026 con la traduzione di Stefano Tummolini e Silvia Castoldi
La solitudine di Sonia e Sunny, Kiran Desai, Adelphi 2026 con la traduzione di Giuseppina Oneto
Ritorno a Bug Follow, Michelle Huneven, Edizioni Sur 2026 con la traduzione di Dario Diofebi
Quello che resta, Jess Walter, Nutrimenti 2026 con la traduzione di Sandro Ristori e Beatrice Messineo
Per approfondire
‘If I Survive You’ author grew up feeling judged — and confused — by race
Jonathan Escoffery: ‘I was trying to write novels aged nine’
Jonathan Escoffery interview: ‘Humour is a coping mechanism used by people who are aware of their powerlessness’
Una lettura suggerita: “Crossroads”, un nuovo Franzen



Cyrus Shams è un giovane poeta iraniano-americano, nato a Teheran e arrivato nell’Indiana col padre a due anni a seguito della morte della madre nel disastro aereo del volo iraniano abbattuto per sbaglio da una nave da guerra americana, nel 1988 durante la guerra Iran-Iraq. È il protagonista del romanzo Martire!, esordio del poeta iraniano-americano Kaveh Akbar, pubblicato in Italia da La Nave di Teseo nella traduzione di Chiara Spaziani. 
È il 1979 nella fittizia contea di Zebulon in Iowa, cuore del Midwest statunitense, e Larry Cook decide di suddividere i suoi mille acri di possedimenti alle tre figlie, Ginny, Rose e Caroline, in un passaggio di consegne che ricalca il Re Lear di Shakespeare. È questa l’idea di partenza di Erediterai la terra, il romanzo di Jane Smiley del 1991, vincitore del premio Pulitzer, tornato nelle librerie italiane nell’edizione de La Nuova Frontiera tradotta da Raffaella Vitangeli.

Lei si chiama Cassie è una dipendente di una grossa azienda tecnologica della Silicon Valley, ritratta, nell’incipit, mentre si confonde nella folla del ritorno a casa di quelli che lei chiama Credenti, che in questo caso nulla hanno a che fare con la religione: il loro unico credo è il profitto. Nella sua disperazione fanno incursione l’uomo e il suo gesto estremo, e l’angoscia di Cassie monta e assume le sembianze di un placido e minaccioso buco nero nel senso puramente astronomico del termine, che fluttua sopra la sua testa e cambia in dimensione a seconda dell’umore di lei. Cassie e il buco nero sono un sistema binario, per mutuare ancora un termine dell’astrofisica, due entità inscindibili attratte dalla forza gravitazionale che le tiene insieme soprattutto nel dolore. È questo il guizzo narrativo più riuscito di un romanzo non completamente nuovo, ma comunque sincero e contemporaneo.
Biografia di X, l’ultimo romanzo di Catherine Lacey edito da SUR nella traduzione di Teresa Ciuffoletti, è un meta romanzo, un esperimento narrativo. X è stata la più grande artista statunitense del Novecento, la sua arte ha spaziato in ogni ambito, dalla scrittura, alla musica, passando per le installazioni e le performance audiovisive. Di lei viene pubblicata una prima biografia non autorizzata e sua moglie, CM Lucca, corre ai ripari per proteggerne l’eredità artistica con un lungo lavoro di ricerca che la porta a scoprire tutto ciò che di lei non ha mai saputo.








Come si elabora il declino, figurato e metaforico, di un genitore? Come si convive con la sua malattia, il passato imperfetto e l’urgenza di stargli lontana perché la vicinanza porta solo dolore?